Guida al referendum costituzionale: come e cosa votare

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Referendum costituzionale: come e quando si vota

Tutte le modalità di voto del referendum costituzionale.

Il 4 dicembre 2016 (in un’unica giornata, dalle ore 7 alle ore 23) gli italiani sono chiamati alle urne per esprimere la propria opinione sui quesiti del referendum costituzionale nella cui scheda sono contenute le novità introdotte con la Gazzetta Ufficiale n.88 dell’aprile 2016.

Il referendum è detto anche consultazione confermativa perché la popolazione viene chiamata ad esprimere un giudizio su una decisione presa dal governo. E’ la terza volta nella storia della Repubblica Italiana che si ricorre a questo tipo di strumento: nelle due precedenti occasioni si è votato per l’abolizione degli articoli 114-133 della Costituzione (7 ottobre 2001) e per la modifica della seconda parte della Costituzione (25 e 26 giugno 2016).

Nel primo caso hanno vinto i SI, nel secondo i NO. Questa volta, invece, si decide sull’attuazione o meno del ddl Boschi (dal nome del ministro che l’ha firmato) che prevede una serie di modifiche anche importanti alla Costituzione.

Questa tipologia di referendum non prevede il raggiungimento del quorum: indipendentemente dal numero di votanti, conterà soltanto il numero dei SI e dei NO finali.

Il referendum costituzionale è stato richiesto dalle opposizioni che, secondo l’articolo 138 della Costituzione, hanno dovuto presentare entro 3 mesi dalla pubblicazione del testo di legge in G.U. le firme necessarie per richiedere la consultazione popolare. In realtà, lo stesso Governo Renzi si è detto da sempre favorevole al referendum, proprio per avere il consenso degli italiani all’attuazione della modifica costituzionale.

Il quesito contenuto nella scheda è unico per cui si accetta si rifiuta l’intera proposta di riforma, nonostante da più parti sia stato auspicato uno “spacchettamento” dei quesiti. Ma per poter procedere a questa suddivisione, è necessaria un’apposita e specifica legge.

I quesiti contenuti nel referendum costituzionale

Per cosa si vota il 4 dicembre.

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 propone una sostanziale modifica della Costituzione. Nello specifico, il testo del quesito richiede agli elettori di esprimere la propria opinione sulla “approvazione del testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”.

Se vincono i SI il ddl Boschi diventa effettivo dal giorno successivo ma la maggior parte degli effetti si vedrebbero soltanto allo scadere della legislazione attuale, quindi con lo scioglimento delle Camere. Se, invece, prevalgono i NO, resta tutto invariato così com’è attualmente.

Referendum costituzionali: le ragioni del SI

Le motivazioni del SI e i partiti che lo appoggiano.

Se il ddl Boschi dovesse essere approvato, sono cinque i punti principali sui quali si basa. Innanzitutto, la riforma costituzionale prevede la fine del bicameralismo perfetto, con un’importante modifica soprattutto nel Senato che diviene un organo rappresentativo, mentre alla Camera dei deputati è demandata l’attività legislativa.

Importanti cambiamenti vengono introdotti anche nelle modalità di elezione del Presidente della Repubblica mentre viene totalmente abolito il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro.

Inoltre, mutano anche le condizioni per le quali i cittadini possono richiedere un referendum abrogativo oppure proporre leggi (le cosiddette leggi di iniziativa popolare). Le novità più importanti, però, sono sicuramente quelle che riguardano il Titolo V della Costituzione.

Con il ddl Boschi, infatti, vengono ripartiti compiti e responsabilità delle Regioni e dello Stato, con una notevole riduzione delle competenze delle prime a favore di un più ampio potere del secondo.

Ad appoggiare le motivazioni del SI ci sono ovviamente il PD ma anche tutte quelle forze politiche che sostengono il Governo. Tutti i favorevoli sostengono che l’entrata in vigore del ddl Boschi permetterà un notevole snellimento della burocrazia e un importante calo delle spese della politica, soprattutto in relazione alla diminuzione del numero di parlamentari. referendum-costituzionale-770x513

Sempre a favore del SI sono nati, negli ultimi mesi, numerosi comitati e sono stati scritti manifesti firmati da personalità politiche e culturali. Emblema del partito del SI è, però, sicuramente l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che considera la riforma costituzionale un salto di qualità per la politica italiana.

Referendum costituzionale: le ragioni del NO

Le motivazioni del NO e i partiti che lo appoggiano.

Molto nutrito anche il fronte del NO che vede, almeno in questo caso, tutte le opposizioni compatte. In particolare, spingono i propri elettori a votare NO il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, la Lega Nord ma anche molti esponenti del mondo culturale, artistico e intellettuale italiano oltre che politici locali come, ad esempio, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Inoltre, anche i costituzionalisti si schierano per il NO, convinti che il testo della Costituzione Italiana sia perfetto così come è ma che, al massimo, vada applicato meglio. In particolare, chi vota per l’abolizione del ddl Boschi ritiene che le novità introdotte con questo testo di legge non siano davvero volte a semplificare l’iter legislativo ma che, al contrario, lo complichino ancora di più con ben sette passaggi rispetto agli attuali tre.

Inoltre, anche per quanto riguarda il risparmio sui costi della politica, i sostenitori del NO sono molto scettici in quanto è stato calcolato che il risparmio effettivo non è tale da giustificare queste modifiche sostanziali. In pratica, la vittoria del SI significherebbe solo maggior caos e una minore partecipazione dei cittadini alla vita politica italiana, soprattutto con l’aumento del numero di firme necessario per richiedere la promulgazione di un referendum.

I più critici, poi, arrivano anche a sostenere che il testo della riforma costituzionale sia volutamente poco chiaro e che sia stato redatto così non per una libera iniziativa da parte del Parlamento quanto piuttosto dietro insistente spinta da parte del Governo Renzi.